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Il comune di Garlenda appartiene a: Regione Liguria - Provincia di Savona

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Storia

Cenni Storici

Garlenda e la Val Lerrone entrano nella storia scritta soltanto a partire dall'alto medioevo: per quanto concerne le epoche precedenti dobbiamo pensare che seguisse le vicende della vicina e più importante città di Albenga.
E' noto che la giurisdizione della marca Albingane era passata nel 1091 ai marchesi di Clavesana, discendenti dell'aleramico Bonifacio Del Vasto, ma l'effettivo potere dei marchesi sulla città durò ben poco. Il comune di Albenga godeva già nel 1127 se non altro di una politica autonoma rispetto al potere marchionale: questa indipendenza dal potere feudale, acquistata in così breve lasso di tempo, è giustificabile con il fatto che, essendo sede vescovile e centro costiero maritttimo, avrebbe acquisito tale importanza e prestigio da poter competere con gli antichi marchesi.
In città e nel contado erano inoltre numerosi i beni della chiesa che godevano di cospicue immunità che rendevano gli introiti feudali sempre più sottili: l'Arcivescovo di Genova, Siro, intorno al 1150 non riusciva più a riscuotere con regolarità le decime nel ponente ligure e la sua autorità era continuamente messa in discussione.
Non volendo che il comune di Genova potesse approfittare della delicata situazione, preferì cedere molti dei propri diritti a chi era territorialmente più vicino al ponente e poteva più facilmente esercitarvi pressione ed autorità. Siro permise perciò che il vescovo di Albenga, Odoardo, il 13 aprile 1153 investisse Anselmo dei Quaranta o Quadraginta, capostipite dei Della Lengueglia e parente fidato dei Clavesana, delle decime anche di località prima soggette allo stesso arcivescovo.

I Domini Della Lengueglia

Il vescovo Odoardo concesse ad Anselmo i diritti su Garlenda, Bossoleto, Tenaigo, Orsorio, Marta, Casanova, Bosco, Maremo, Paravenna, Ligo, Andora, Lingueglietta, Sanremo, Bussana, Taggia, Montalto, Carpasio, Cipressa, Pompeiana, Terzorio e molte altre località, tutte situate nell'entroterra albenganese ed imperiese.
Questa infeudazione vescovile segnò l'inizio della fortuna economica e politica di Anselmo: è certo infatti che quest'ultomo ne ricavò non soltanto denaro ma anche dignità e prestigio personale. Anselmo de Quadraginta non si presentava come un semplice esattore ma, forte anche della parentela con i Clavesana, come un vero e proprio signore feudale. Da quel momento nel ponente ligure vi fu una nuova famiglia nobile che, dal luogo ove Anselmo costruì la sua prima residenza, Lingueglietta, assunse il nuovo nome Della Lengueglia.
Questa famiglia non tardò ad essere legittimata anche dalle autorità laiche: il comune di Genova nel 1182 infeudò Anselmo del paese di Lingueglietta ed il 14 marzo 1202 il marchese Bonifacio di Clavesana investì suo figlio Bonifacio di omnia quaecumque habemus et pro nobis invenire poteris in tota valle et territorio de Lerrona et in toto territorio de Casanova. Alcuni nomi riportati per indicare i confini ora non sono più identificabili ma, dall'accenno de collam in collam è evidente che la linea di confimne correva lungo la cima dei monti che accompagnano la Val Lerrone.
In numerosi studi viene riportata una Bolla Aurea dell'Imperatore Federico I, il Barbarossa, con la quale si riconosceva Anselmo Della Lengueglia suddito fedele, per aver prestato "preclari servigi" all'imperoe pertanto gli si conferiva il titolo di conte e lo di investiva del feudo "de comitatu et castro Linguilie et Castellari et Garlende et omnibus allis quae abet in episcopatu et diocesi Albingane". A questa Bolla imperiale segue, nel 1226, una riconferma di Federico II.
Alcuni studiosi ritengono falsi tali diplomi per diversi motivi: nè Anselmo nè i suoi successori per alcuni secoli osarono chiamarsi conti, nè all'epoca nessuno riconobbe loro tale titolo, infatti nei numerosi documenti ufficiali dell'epoca i Della Lengueglia venivano chiamati semplicemente domini. Non sono accertabili inoltre i "preclari servigi" prestati da Anselmo all'imperatore Federico Barbarossa.
Ciò che appare con chiarezza è che per tutto il secolo XIII la famiglia Della Lengueglia crebbe notevolmente nel numero dei propri componenti e nel potere, consolidando la propria autorità anche nelle valli verso il levante.. Mentre, infatti, i Marchesi di Clavesana si ritirarono dalla costa del ponente ligure vendendo al comune di Genova nel 1227 i loro feudi di Taggia, Dolcedo e Porto Maurizio, i Della Lengueglia ottennero da Genova, in cambio di un giuramento di fedeltà, il riconoscimento del loro dominio sulle "valli del Lerone, Andora e Ginestro". Nel 1251 venne concessa alla famiglia la cittadinanza albenganese.
Il comune ingauno aveva rinunciato alle proprie pretese marinare in seguito alla firma delle convenzioni con Genova del 1199 ed a quelle ancor più pesanti del 1251 con cui si poteva considerare conclusa "l'epoca della libertà di Albenga": da quel periodo si dedicò ad espandere la propria influenza nel vicino contado (risale a quegli anni la fondazione del borgo fortificato di Villanova d'Albenga).
Concedendo la cittadinanza agli antichi vassalli dei marchesi di Clavesana Albenga aveva sperato di attrarli nella propria sfera di influenza ma il tentativo riuscì solo in parte. Negli scontri seguitisi con i marchesi di Clavesana per il possesso delle alture tra la Val Lerrone e la valle Arroscia, i Della Lengueglia furono l'unica famiglia a schierarsi apertamente con gli antichi feudatari.
Nel 1280, alla morte di Anselmo II, i due figli Giacomo e Bonifacio si divisero il feudo paterno con atto notarile stipulato dal notaio Litardo Litardi. Da tale divisione derivarono i due rami di Maremo e di Garlenda: Giacomo deivenne signore delle castellanie do Maremo e di Vellego, mentre Bonifacio di quelle di Lingueglietta, Casanova e Garlenda.
Nel 1321 i Della Lengueglia del ramo di Maremo acquisirono metà dei diritti delle Castellanie di Cosio, Mendatica e Montegrosso, località strategiche per essere situate sul proseguimento di una delle antichissime vie usate per il trasporto del sale dal mare all'entroterra alpino fino a Briga.
Intanto i signori del ramo Garlenda strinsero rapporti di amicizia sempre più saldi con Genova: nel 1335 Giacomo Della Lengueglia fu nominato podestà di Porto Maurizio mentre Anselmo III, cavalier di Malta, assunse nel 1367 la carica di protettore della Chiesa di Prè.
Il 15 aprile 1385 entrambi i rami dei Della Lengueglia giurarono fedeltà al comune di Genova, riconoscendosi vassalli e feudatari di tutti i paesi che avevano ricevuto in feudo dai Clavesana.
In questa famiglia, come d'altronde in molte famiglie nobili liguri dell'epoca, non veniva applicata la legge consuetudinaria del maggiorascato in virtù del quale ereditava solo il primopgenito: accadeva, quindi, che i beni fossero ereditati da tutti i figli, i quali lasciavano indivisa materialmente la proprietà e soltanto sulla carta procedevano alla suddivisione del patrimonio. Questo frazionamento, ripetuto ad ogni cambio generazionale, faceva sì che molti eredi possedessero quote minime e imprecise del feudo con le immaginabili ripercussioni sullo sfruttamento delle rendite agricole.
Le difficoltà economiche dei Della Lengueglia nel secolo XVI si fecero evidenti: in seguito a sfortunate operazioni finanziarie, nell'aprile del 1542 il nobile Pantaleo fu costretto a vendere alcuni suoi possedimenti nei paesi di Lavina, Vellego e Marta. Contemporaneamente le accuse al malgoverno dei Della Lengueglia da parte delle popolazioni a loro soggette si fecero sempre più numerose: molte furono le denunce indirizzate alla Repubblica di Genova. Nell'autunno 1543 si ribellò Garlenda, nel 1557 Lingueglietta . Il nobile Filiberto in quegli anni ebbe con gli abitanti di Vellego aspre contese in seguito alle quali fu privato del feudo.
Nonostante i profondi dissensi delle popolazioni, Genova appoggiò nel 1564 l'investitura di Antoniotto Della Lengueglia per i feudi di Garlenda, Paravenna e Lingueglietta. Antoniotto, uno dei pochi nobili rivieraschi iscritto alla nobiltà genovese, rivestì un ruolo rilevante per gli equilibri del sistema feudale nel ponente ligure; si rivelò infatti un prezioso alleato per la Repubblica di Genova che vedeva minacciata la propria supremazia dal Duca di Savoia. Una notevole influenza gli derivava anche dai suoi stretti legami di parentela derivanti dai matrimoni delle due sorelle Violante e Anna: la prima era sposata con Gio. Antonio Costa, feudatario di Conscente, e madre dei potenti abati Alessandro e Pier Francesco; la seconda era sposata con il marchese Pallavicino feudatario di Ceva per conto dei Savoia. Sostenendo Antoniotto e rafforzandone l'autorità, la Repubblica rafforzò la propria posizione nel Ponente ligustico.
L'amministrazione del feudo da parte dei Della Lengueglia rimasti sulle terre d'origine non dovette essere impeccabile perchè, alla mofrte di Antoniotto avvenuta nel 1590, il fisco cesareo sequestrò i feudi di Garlenda e Paravenna. La scomparsa di Antoniotto, che era senza eredi diretti, originò una lunga lite ereditaria che si protrasse per diversi anni: aspiravano al patrimonio feudale ed allodiale i nipoti Costa, i Pallavicino ed i numerosi condomini di Casa Garlenda.
Nel dicembre 1592 il feudo di Garlenda venne occupato dagli uomini armati dei Costa che presero possesso del castello fatto costruire da Antoniotto. Gli altri pretendenti non tardarono a farsi sentire: nel novembre dell'anno successivo giunse nel borgo anche Giacomo Della Lengueglia con due figli, uno dei quali luogotenente di Amedeo di Savoia, e con dodici armati a cavallo. Per evitare che la situazione degenerasse, Garlenda fu fatta occupare dal governatore del Finale, Bartolomeo Beccaria, per conto dell'Imperatore Rodolfo. L'intricata vicenda venne portata alla corte imperiale di Praga.
La popolazione del paese vide nella controversia l'occasione propizia per denunciare i torti subiti e liberarsi definitivamente dei Della Lengueglia con i quali il rapporto era ormai esasperato in seguito alla rivolta di metà secolo e alla repressione che ne era seguita.
Già nel giugno 1595 erano presenti alla corte imperiale Stefano Capato e Ambroxio Chicone procuratores universitatis et hominum Garlendae. Da una memoria, che probabilmente fu depositata alla corte imperiale, si evince quale fosse la drammatica situazione della popolazione: "Sono sicuri gli uomini di Garlenda che dalle scritture et ragioni prodotte V. Maestà harà pienamente vista et conosciuta l'innocenza et fedeltà loro et all'incontro e le sevizie et tirannidi delli signori Lengueglia, e quanto a torto essi poveruomini siano da quelli stati calunniati et maltrattati nella vita honore et robba, perciò confidano che V. Maestà per giustizia non li debba altrimenti sottoporre all'insopportabile dominio di essi signori, ma ritenerli sotto il Cesareo et felicissimo suo governo... sendo risolutissimi per evitare maggiori scandali come hanno sempre protestato più tosto di vendere i propri figlioli et abbandonar il paese, che andar sotto di loro..."
La vicenda durò più del previsto anche per l'opposizione dei condomini Della Lengueglia presenti essi stessi alla corte:la stessa Repubblica di Genova era interessata agli esiti della vicenda poichè la famiglia si era schierata apertamente con il duca di Savoia. Al termine della controversia il feudo fu assegnato a Violante Della Lengueglia in Costa, sorella del defunto Antoniotto.

La signoria dei Costa

Il 6 maggio 1599 i diritti feudali su Garlenda e Paravenna furono acquistati dai Costa che pagarono all'imperatore diecimila fiorini d'oro del Reno, somma notevole per l'epoca, di cui solamente i Costa potevano disporre, grazie alla loro attività finanziaria. Questa nobile famiglia albenganese aveva acquisito da tempo il dominio sui feudi di Cisano e Conscente e già nel 1584 i fratelli Costa avevano ottenuto, dietro supplica e relativa istanza, con bolla di papa Gregorio XIII la scorporazione del feudo di Conscente dalla mensa vescovile di Albenga ed il suo diretto passaggio sotto il supremo dominio di santa Romana Chiesa.
Questa abile mossa politica aveva permesso che il feudo, circondato e ripetutamente infastidito non solo dai vicini Marchesi e feudatari delle varie vallate, ma anche da nemici ben più temibili e potenti, quali i Savoia, la Repubblica di Genova e la Spagna, godesse di una potente protezione internazionale di cui cominciarono a beneficiare anche gli annessi territori di Garlenda e Paravenna.
Nel 1618 l'Abate Alessandro Costa concesse alla popolazione, in nome e per conto del fratello Ottavio, signore del luogo e banchiere pontificio, la revisione degli statuti risalenti al 1564: Statuta seu municipalia iura oppidorum Garlendae et Paravennae nuper reformata de licentia magnifici illustrissimi et reverendissimi domini Abbatis Alexandri Costae gubernatoris pro magnifico illustrissimo domino Octavio fratre, Domino dictorum locorum, et per eundem dominum gubernatorem approbata et confirmata Anno Domini MDCXVIII.
Ottavio Fu il vero artefice della fortuna finanziaria di casa Costa; nella sua lunga residenza romana ebbe modo di stringere ottimi rapporti con la sede pontificia di cui divenne banchiere e da cui ottenne che il feudo di Conscente fosse elevato al rango di contea.
Nel 1624 la Repubblica di Genova acquistò, in aperto contrasto politico e militare con i Savoia, il marchesato di Zuccarello e questo provocò una invasione piemontese che venne però ricacciata oltre giogo. Il contrasto riesplose anni dopo nel 1670 quando il duca di Savoia, Carlo Emanuele I dichiarò nuovamente guerra alla Superba. Le truppe savoiarde, guidate da Catalano Alfieri, dopo alcune vittorie giunsero fino ad occupare Villanova d'Albenga ma furono fermate dalle milizie genovesi davanti a Garlenda ed inseguite fino a Castelvecchio di Rocca Barbena dove furono assediate e sconfitte nell'agosto del 1672.
Nel 1723 il feudo di Garlenda e Paravenna passò, per mancanza di discendenti maschi nella famiglia Costa, ai Del Carretto di Balestrino, ovvero al marchese Ottaviano II.

I Marchesi Costa Del Carretto

Ottaviano II accettò, insieme ai feudi, le clausole del fidecommesso Costa con cui, quasi un secolo prima, il conte Ottavio aveva istituito la primogenitura nella famiglia e antepose al suo il nome Costa con i titoli di conte di Lengueglia, Paravenna e Conscente.
Negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione francese il territorio ligure venne violato sia dalle armate rivoluzionarie, sia dagli eserciti ausrtro-sardi e dovette subirne gli andirivieni e gli scontri. Le armate francesi infine posero termine alla Repubblica di Genova e si venne a creare la Repubblica ligure i cui territori in seguito vennero annessi all'Impero francese.